Visualizzazione post con etichetta tradizioni gastronomiche siciliane. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tradizioni gastronomiche siciliane. Mostra tutti i post

giovedì 2 novembre 2023

Oggi in Sicilia è la "Festa" dei morti


Torno sul blog dopo più di sei mesi. Potete immaginare  quanto difficili siano stati.  E qui mi fermo. Non voglio aggiungere la mia tristezza ai vostri giorni. Oggi poi ...

Spiego il titolo del post: come vi ho detto più  volte anche in passato, ad esempio in questo post, è sempre stato sí, il giorno in cui si va al Cimitero a trovare i propri cari che sono in Cielo. Ma è anche, per antica tradizione, una vera festa per i bambini perché, da tempo immemorabile, da ben prima che si diffondesse l' usanza di far portare i regali ai bambini dal paffuto Babbo Natale, qui i regali i bambini li hanno sempre ricevuti dalle persone care defunte che, così si racconta ai piccoli, nella notte fra il 1 e il 2 novembre, tornano a casa per portare dolciumi e regali. I bimbi, la mattina, cercano in giro per casa e, in genere sotto i lettini, trovano il loro piccolo tesoro.

Niente di spaventoso, anzi. Solo un tenero modo di mantenere vivo il ricordo di coloro che non sono più su questa terra e per ricordare l' affetto profondo che provavano per noi.

Tradizione antica, recentemente un po' abbandonata a favore di tradizioni di altri popoli. 

Io l'ho sempre tenuta viva con i miei figli e figuramoci quest'anno che ho le figure più importanti della mia famiglia da fare ricordare alla mia nipotina Angelica se potevo non farlo. 

Quello che vedete nella foto è ciò che ha trovato oggi: un cestino pieno di frutta Martorana (frutti di pasta di mandorla decorati a regola d'arte. Ovvio, perché quest' anno non li ho fatti io ma li ho acquistati belli e pronti), caramelle e cioccolatini e un tenero cagnolino di peluche. 

Tradizione rispettata, Angelica felice e io più di lei. 

Troverete il link alla ricetta della pasta di mandorle che mi ha insegnato mio padre se cliccate sul post del 2015 di cui vi ho messo in link. Questo post vi rimanderà ad un altro in cui ho scritto dettagliatamente ricetta e procedimento.






domenica 1 novembre 2015

La "Festa" dei Morti

Domani è la giornata in cui vengono ricordati i defunti:  Commemorazione dei Defunti, così c'è scritto sui calendari.
Ma in Sicilia l'abbiamo sempre chiamata "i Morti" e, specie per i bambini, è sempre stata una festa. 
Quand'ero piccola, la sera prima dei Morti andavo a letto presto, perché non vedevo l'ora che  facesse giorno per poter guardare febbrilmente sotto il letto in cerca dei giocattoli e dell'immancabile cestino di frutta martorana e del pupo di zucchero. Anzi, non essendoci in casa maschietti, da noi si trovavano pupe di zucchero.
Da grande, da mamma, ho continuato la tradizione. Non c'è stato un due novembre in cui i miei bambini non abbiano trovato dolciumi e doni sotto i loro lettini. Che allegria in casa!


Il bello della sicula "Festa" dei Morti è proprio questo: toglie qualsiasi connotazione spaventosa a un evento del tutto naturale, anche se doloroso. E il dolore viene attenuato dal tenero ricordo di chi non c'è più sulla terra, ma non ti abbandona del tutto, ti vuole ancora bene e ti porta dolci e regali. Non lascerò mai che questa tradizione venga dimenticata e, finché sarò viva, farò di tutto perché i miei figli e i miei nipoti abbiano la loro frutta martorana e il dolce pensiero di andare a trovare i morti al cimitero.
Penso che tra qualche anno halloween sarà stato "incorporato" tra le nostre tradizioni, come l'albero di Natale che, pure quello, è una tradizione importata. Spero solo che non  soppianti del tutto le nostre usanze. Non faccio le crociate contro halloween, non credo abbia nulla a che fare col diavolo. Penso solo che piaccia a bimbi e ragazzi perché permette loro di travestirsi e passare qualche ora in allegria.  Da insegnante d'inglese ho parlato ai miei alunni delle origini di questa festa, nata fra le popolazioni celtiche di Irlanda e Scozia  per dire addio all'estate  e poi innestatasi sulle credenze cristiane, di come gli emigrati di tali nazioni l'abbiano portata con sé in America, dove è diventata quello che è oggi. E poi ho raccomandato loro, nel loro voler imitare i bambini americani,  di non disturbare le persone anziane, che magari, non sapendo un fico secco di halloween, avrebbero potuto lanciar loro in testa qualcosa dal balcone! :)))

Da parte mia, ho fatto anche quest'anno la mia frutta martorana. Eccola qui, insieme a tanta buona frutta vera.




La ricetta della pasta di mandorle la trovate in questo post. Per modellare i frutti ho usato gli stampini in gesso che, credo, si possano trovare solo qui in Sicilia. Si tratta di questi qua. La polvere bianca che vedete è zucchero a velo. Si mette per facilitare l'operazione di uscita dei frutti dallo stampo.


Volendo potreste provare a cercarli online. Sono convinta comunque che, con un po' di buona volontà, molti frutti si possano modellare anche a mano.

Dopo aver finito coi fruttini ho usato un po' di pasta di mandorle per fare questi cioccolatini ripieni. Non sono venuti benissimo, ma erano strabuoni!

Posso offrirvene uno?

giovedì 21 agosto 2014

Crostata al gelo di melone

Qualche giorno fa ho preparato questa crostata, che è uno dei dolci preferiti di mio figlio. Anche lui, come me, è golosissimo di anguria (eh sì, qui in Sicilia l'anguria si chiama "'u muluni") e quindi in questo periodo, caldo o non caldo, dedico una giornata alla preparazione di questo dolce. Certo non si può dire che sia una ricetta facile e veloce. E' vero, è possibile trovarlo in tutte le pasticcerie di Palermo e zone limitrofe, perché è una delle nostre ricette tipiche ma, si sa, i dolci fatti in casa dalla mamma....sono un'altra cosa. E poi, se devo essere sincera, il gelo di melone che vendono in pasticceria o nei bar è quasi sempre troppo dolce e spesso anche troppo consistente. Io invece uso questa ricetta, che ho imparato in famiglia fin da piccola, ed è infallibile. Eccovi ingredienti e procedimento.
Se volete preparare la crostata, sarà bene cominciare con la preparazione della base di pasta frolla. Dovrà essere cotta a vuoto e poi, una volta raffreddata, sarà rivestita di cioccolato fondente. 
Io, per non stancarmi troppo,  preparo l'impasto della frolla il giorno prima e lo lascio in frigo avvolto nella pellicola. Il giorno dopo preparo il gelo di anguria e, mentre questo è in cottura, inforno la base. Poi il tutto deve raffreddare prima di essere assemblato. Ma veniamo alla ricetta nel dettaglio:

CROSTATA AL GELO DI MELONE






INGREDIENTI
Per la pasta frolla (io uso sempre questa ricetta e mi trovo benissimo. Con queste dosi si otterrà la base per una crostata da 26 cm e ne avanzerà  per alcune crostatine):
350 g di farina 00
100 g di burro o margarina
120 g di zucchero
un uovo + un tuorlo
la buccia grattugiata di un limone
un cucchiaio di latte 
un cucchiaio di marsala (facoltativo, ma se l'avete mettetelo. Serve a dare un aroma particolare alla frolla) 
2 cucchiaini di lievito per dolci

Per il gelo di melone:
1/4 di un'anguria molto grande (se ne dovranno ricavare almeno due litri/ due litri e mezzo  di succo)
Per ogni litro di succo serviranno 100 g di zucchero (a meno che l'anguria non sia abbastanza dolce, nel qual caso si può aumentare lo zucchero a gusto) e  90 g di amido. Una precisazione: io ne uso 90 g quando devo preparare la crostata, mentre ne uso 80 g se devo preparare solo il gelo da servire nelle coppette. come dolce al ccucchiaio lo preferisco più morbido e cremoso)
A questo punto bisogna aprire una parentesi, perché ci sono diverse scuole di pensiero. Una cosa è certa: per fare il gelo di melone tradizionale ci vogliono i fiori di gelsomino. Il loro profumo si sposa divinamente con il sapore di questo dolce. C'è però chi li mette in cottura, chi li fa bollire a parte e mescola l'acqua al succo di anguria, chi invece li usa come semplice decorazione. Io preferisco usarli come decorazione. 
Certo, se non riuscite a procurarvi i fiori di gelsomino....pazienza. Il gelo potete farlo lo stesso. Ma perderete una delle componenti dell'inebriante profumo di questo dolce siciliano, che più siciliano non si può.

Per la  decorazione:
150 g   di cioccolato fondente 
100 g di gocce di cioccolato fondente
cannella in polvere
fiori di gelsomino
pistacchi tritati e canditi (facoltativi)

Preparate la pasta frolla al solito modo. Il procedimento che uso io è quello descritto qui (click sulla parola colorata). Avvolgete l'impasto con la  pellicola e mettetelo in frigo. Come dicevo all'inizio, è meglio preparare l'impasto il giorno prima. Poi, prima di mettere in cottura il gelo, stirate l'impasto fra due fogli di carta forno e foderate fondo e bordi di uno stampo per crostate da 26-28 cm. A me avanza sempre e preparo anche delle crostatine. Coprite la base con cartaforno e metteteci sopra dei fagioli secchi perché non gonfi. Infornate a 180° per circa mezzora. Verso fine cottura, togliete la carta e i fagioli e fate colorire un po' anche l'interno.
Sfornate e fate raffreddare. 
Nel frattempo togliete la scorza e tagliate a pezzi l'anguria. Passatela al passaverdure (sconsigliato ogni altro arnese che non sia un passaverdure. Una volta ho provato con una centrifuga ed è stato un disastro! L'unico consiglio che posso darvi per velocizzare l'operazione è quello di strizzare con le mani i pezzi di anguria.) una prima volta. Poi buttate via ciò che rimane nel passaverdure e versate nuovamente il succo nel passaverdure per filtrarlo una seconda volta. A questo punto tirate un respirone, perché sarete stanche, e misurate il succo ottenuto. Calcolate la quantità di zucchero e amido necessari e metteteli in una pentola. Mescolate per bene questi due ingredienti. Questo passaggio vi eviterà la formazione di grumi. Adesso versate il succo d'anguria nella pentola e mescolate molto bene finché il miscuglio di zucchero e amido non sarà perfettamente sciolto. Mettete la pentola sul fuoco e, mescolando sempre con un cucchiaio di legno di forma rettangolare (e dico sempre, senza mai smettere, e passando bene il cucchiaio di legno su tutto il fondo della pentola) portare a bollore. Vedrete che via via il succo cambierà colore, diventerà più scuro e poi assumerà una consistenza gelatinosa (da qui il nome gelo. In pratica qui il freddo non c'entra niente). Continuare a cuocere finché non sarà denso. Non preoccupatevi se vi sembrerà troppo liquido. Raffreddandosi si consoliderà come un budino.
Ecco, appunto. Spegnete il fuoco e fatelo raffreddare. Il problema è che se lo lasciate lì e basta, formerà una pellicola che poi, mescolata darà dei grumi. Quindi se pensavate di potervi riposare dopo tanto mescolare davanti al fuoco....vi siete sbagliate! Dovrete ricordarvi invece che, mentre vi dedicherete nuovamente alla base, di rimestarlo molto spesso.
A questo punto la base si sarà raffreddata. Prendete il cioccolato e fatelo fondere a bagno maria o al microonde. Versatelo sulla base di pasta frolla e spalmatelo per bene sul fondo e sui bordi. Fate raffreddare e consolidare, anche in frigo se volete.
Avete ricordato di rimestare il gelo? Mi auguro di sì! Quando sarà appena tiepido, potrete versarlo all'interno della base di frolla. Decorate con gocce di cioccolato, cannella in polvere, pistacchi tritati, qualcuno mette anche i canditi, ma sinceramente io sul gelo di melone non li amo e, se li avete, mettete dei fiori di gelsomino. Insieme alla cannella conferiranno un profumo paradisiaco al dolce.Fate raffreddare completamente la preparazione e gustate.

Se vi avanza del gelo potete servirlo in coppette o metterlo in stampini da sformare dopo un paio d'ore di sosta in frigorifero.


Stanche al solo leggere la ricetta? Ve l'avevo detto che è una preparazione elaborata, ma vi assicuro che vale assolutamente la pena per assaggiare questo dolce. E poi, nel mio caso, l'espressione di mio figlio mentre l'assapora.....mi fa dimenticare tutta la fatica.
A proposito! Il mio "piccolo" ha compiuto vent'anni il 19 scorso!  Mamma mia come passa il tempo! Si è portato via il mio bambino paffutello e mi ha regalato un omone grande e grosso, ma con un viso ancora da bambino, nonostante si affanni a tenere la barba incolta per sembrare più grande. Auguri tesoro!

Ops! Ho dimenticato di inserire le immagini! Provvedo subito!
Fatto!
Nelle foto s'intravede la mia nuova cucina. Mi piacerebbe mostrarvela, ma mancano ancora alcuni particolari. Alcune cosette erano mancanti alla consegna. E quando mai problemini di questo genere si risolvono nel mese di agosto? Tzè!



venerdì 18 aprile 2014

Ecco l'Agnello di Dio

E' Venerdì Santo, il giorno in cui i Cristiani fanno memoria della passione e morte di Gesù. La simbologia cristiana definisce il Cristo l'Agnello di Dio, la vittima  di un sacrificio speciale, perché  volontario. Gesù dona la Sua vita, fra indicibili sofferenze,  per redimere l'umanità.
A questa simbologia Pasquale si rifà la dolcissima tradizione siciliana di preparare e donare ad amici e familiari le pecorelle e gli agnelli di pasta  di mandorle, o pasta reale, o marzapane che dir si voglia.
E anche quest'anno, nonostante sia oberata di lavoro per l'imminente ristrutturazione della mia cucina, ho voluto rispettare la tradizione. Ed ecco, appena finito di dipingere, il gregge che ho prodotto quest'anno.


In questo periodo il post in cui ho mostrato per la prima volta le pecorelle pasquali, in cui troverete la ricetta tradizionale per prepararle,  è in assoluto uno dei più consultati del blog.  Si vede che la pasticceria siciliana è apprezzata e sempre più conosciuta! E mi fa piacere contribuire, anche in piccolissima parte,  a tutto ciò!
A presto per gli auguri pasquali,
Rosa

domenica 31 marzo 2013

Auguri di Buona Pasqua! Io festeggio con un premio!!!

E' Pasqua! Tanti auguri a chi passa da questo blog oggi! Vi auguro di trascorrere una Santa Pasqua e una serena Pasquetta!

E anche quest'anno ho preparato le pecorelle di marzapane. Che buone! Trovate la ricetta in quest'altro post.




Per me è questo il vero dolce pasquale. Purtroppo ho sviluppato una vera e propria allergia per il latte e tutti i suoi derivati, quindi la cassata, altro classico dolce pasquale qui in Sicilia,  per me è proibita. Pazienza......mi consolerò con pecorelle e uova di cioccolato, rigorosamente fondente. 

Il mio blog è in festa anche per..... un altro premio! Ricevuto dall'amica del blog Destinazione forno, di cui non conosco il nome.

Ti ringrazio cara amica!
Come ormai faccio da tanto tempo, dedico e giro questo premio ai lettori fissi del mio blog, sopratutto a chi si sofferma qualche minuto in più per lasciare una traccia del suo passaggio, cioè un commento a qualcuno dei miei post. 


A presto!

venerdì 30 dicembre 2011

I buccellati di papà


Ormai anche qui in Sicilia in questo periodo i supermercati vendono migliaia di panettoni e pandori, ma questi sono i veri dolci natalizi siciliani: i buccellati! Ne esistono due varianti: quelli ai fichi secchi e quelli alle mandorle. I primi di gran lunga più popolari nel palermitano, i secondi più tipici dei paesini di montagna. Di questi ultimi possiedo delle ottime ricette, che ho raccolto nei vari paesini in cui ho insegnato quand'ero ancora supplente. Ricette che ho provato con ottimi risultati e che posterò in un'altra occasione.
Oggi invece ho deciso di postare la ricetta dei buccellati ai fichi secchi che mio padre realizza ogni anno, ancora adesso che, dopo una vita di lavoro nel suo laboratorio di pasticceria, è in pensione da anni ormai. Ma lui i suoi dolci li faceva con amore e con passione e adesso continua a farli con lo stesso amore non più per i clienti, ma per i suoi familiari. E noi, ovviamente, gli diamo gran soddisfazione mangiandoli con grande piacere. Unico problema: i chili di troppo che continuiamo a mettere...
Ma via, questo non è proprio il periodo di pensare alla dieta!
Attenzione: siccome nessuno in Sicilia si sognerebbe di fare i buccellati solo per sè, bensì si fanno anche per regalarli ad amici e parenti, le dosi che vi dò sono per 5 chili di farina. E poi, non c'è problema, sono dolci che si conservano a lungo, sicuramente per tutto il periodo delle feste. Ovviamente nulla vieta di dimezzarle o ridurle ad un terzo.
Ingredienti:
Per l'impasto:
Kg 5 di farina
Kg 1,750 di zucchero
Kg 1,750 di strutto
g 4o di ammoniaca
g 60 di miele
1 lt di latte
buccia di due o tre limoni grattugiata
Per il ripieno:
kg 3 di conserva (o marmellata di albicocche passata)
kg 4 di uva passa
Kg 1 di fichi secchi
g 500 di mandorle tostate
g 150 di cioccolato fondente
due bustine di vanillina
un cucchiaio di cannella
Un uovo per spennellare.
Disporre la farina a fontana e, al centro, mettere lo strutto, lo zucchero, il miele, la buccia dei limoni grattugiata, l'ammoniaca, il miele. amalgamare gli ingredienti al centro della fontana di farina aggiungendo a poco a poco circa mezzo litro di latte. Cominciare poi ad intridere la farina, aggiungendo man mano altro latte. Quando la farina sarà tutta incorporata, impastare energicamente la massa ottenuta. Formare una palla e mettere a riposare in frigo coprendo con pellicola.
Preparare il ripieno aggiungendo alla conserva l'uva passa, i fichi tagliati a pezzettini, le mandorle tostate e sminuzzate grossolanamente, la cioccolata a pezzettini, la vanillina e la cannella. Amalgamare bene e, se l'impasto dovesse risultare troppo duro, aggiungere altra marmellata.
Spianare la pasta con il mattarello, ricavarne dei cerchi, mettere al centro dei filoncini di ripieno, , ripiegare la pasta sopra il ripieno e sigillare dando la forma di un ferro di cavallo. Volendo si possono modellare i buccellati a ciambella. A questo punto bisogna pizzicare i buccellati con un attrezzo apposito, che ha la forma di una pinza con i bordi spizzati. Non avendolo si può usare una forchetta per bucherellare la superficie dei dolci. Infine spennellarli con uovo battuto e infornare a 18o° finchè non avranno assunto un bel colore dorato.
A domani per gli auguri di fine anno!

martedì 1 novembre 2011

Pasta alla zucca


Questa è l'unica concessione che ogni anno faccio ad Halloween: cucino qualcosa con la zucca. In realtà a me piace la zucca e Halloween è solo una scusa E' una festa che, pur essendo insegnante di lingua inglese e cultura anglosassone, non "sento". Non ci appartiene e proprio non capisco il successo e la diffusione che sta avendo nel nostro Paese. Bah! Io, da buona siciliana, in questo periodo concepisco solo frutta martorana, pupi di zucchero, giocattoli da donare ai bambini e visite al cimitero. Punto.
Se volete capire meglio il senso della sicilianissima Festa dei Morti leggete un po' qui.

Quest'anno ho scelto di preparare la pasta alla zucca. Molto buona! Io ho usato le casarecce, ma è possibile usare qualsiasi formato di pasta purché corta. Ecco la ricetta:

Ingredienti:
circa 7oo g di zucca
olio extravergine d'oliva
un rametto di rosmarino
un bicchiere di vino bianco
brodo di pollo o di dado (io ho usato del dado vegetale granulare)
circa 50 g di emmenthal (io non l'avevo e ho usato del grana)
sale e pepe

Togliete la buccia alla zucca e tagliatela a piccoli cubetti. Rosolatela a fuoco vivace nell'olio. Aggiungete il rosmarino tritato, insaporite con sale e pepe e spruzzate con il vino bianco. Lasciate evaporare il vino e bagnate con due mestoli di brodo caldo (io, molto semplicemente, cospargo di brodo granulare e poi verso l'acqua calda nel tegame). Abbassate il fuoco, coprite e lasciate cuocere finché la zucca non diventa morbida, ma non disfatta. Basterà una mezzoretta, anche meno se la zucca è tenera. Nel frattempo cuocete la pasta al dente, scolatela e versatela nel tegame della zucca. Condite con il formaggio grattugiato con la grattugia a fori larghi.

Con lo stesso condimento si può preparare anche un risotto, tostando il riso nella casseruola della zucca e portando a cottura con il brodo. Alla fine mantecate con burro e formaggio.


Alla mia famiglia è piaciuta, perfino a mio figlio che in genere detesta le verdure di qualsiasi tipo, quindi la preparerò ancora in questo periodo "zucchesco", ma domani uno strappo alla dieta lo farò e mangerò un buon frutto di marzapane. Sennò che festa dei Morti sarebbe?

lunedì 13 dicembre 2010

A Santa Lucia si mangia...la cuccìa!



Oggi è Santa Lucia che, insieme a Santa Rosalia e a Sant'Agata, suscita da secoli tanta devozione in Sicilia. Nella mia terra, rispettivamente a Siracusa, Palermo e Catania, le tre grandi Sante hanno avuto i natali, ma Santa Lucia è delle tre la più conosciuta e amata in Italia e all'estero. Basti pensare alla famosa processione che in suo onore si fa in Svezia, con tanto di fanciulle biancovestite con una corona di candele accese sulla testa. Come facciano quelle candele a rimanere accese nel vento gelido svedese non lo capirò mai.
Per i bimbi del nord d'Italia, soprattutto in Lombardia, oggi è invece l' occasione per ricevere regali pre-natalizi.
Qui in Sicilia la festa della Santa protettrice della vista si caratterizza per le particolari tradizioni culinarie. Lo chiamiamo comunemente "Digiuno di Santa Lucia", ma in realtà non si digiuna per niente. Anzi si mangiano delle vere leccornie come la "cuccìa" (notare l'accento che ho volutamente segnato. La parola infatti si pronuncia diversamente dalla cuccia=casetta per cani), gli arancini, cioè i supplì di riso ripieni di ragù con piselli o di besciamella-prosciutto-mozzarella, le panelle, cioè le frittelle di farina di ceci, tipico cibo di strada dei paesi del palermitano. La sera poi non può mancare la zuppa di ceci.
Tutto il ben di Dio che ho elencato non si mangia solo a Santa Lucia. Gli arancini, il panino con le panelle e anche la zuppa di ceci si gustano tutto l'anno, ma la cuccìa no. E' un piatto tipico di questa nostra festa.

La cuccìa non è altro che il grano cotto . Viene preparato in ricordo di un miracolo attribuito alla Santa siracusana, mentre per tutto il giorno, per devozione, non si mangia nulla che sia fatto con la farina di grano, quindi niente pane, pasta, biscotti, ecc...

Il grano viene messo a bagno in acqua fredda il giorno prima e poi si fa bollire a lungo, con foglie d'alloro, anche tre ore se non si usa la pentola a pressione, finché i chicchi non sono teneri.
Poi viene servito sgocciolato e mescolato con crema di latte, semplice o al cacao, oppure con crema di ricotta, la stessa del ripieno dei famosi cannoli, per intenderci.
Qualcuno però preferisce mangiare la cuccìa nella zuppa insieme ai ceci, anche questi messi a bagno il giorno prima e cotti per ore e ore con cipolla, sedano e filetti di pomodoro pelato.
Per tradizione chi cucina la cuccìa ne dona sempre un po' ai vicini di casa o ai parenti.

A me quest'anno, come quasi sempre accade, l'ha regalata mia madre, insieme ad una buonissima zuppa di ceci che questa sera a cena ha riscaldato la mia famiglia, condita con un filo d'olio extravergine d'oliva (frutto della mia faticosa raccolta!) e un po' di peperoncino piccante in polvere.



Quella che vedete nella prima foto è invece la cuccìa con la crema di ricotta che ho preparato oggi pomeriggio, dopo tre lunghe ore di riunioni a scuola.
Ho messo poco zucchero (in genere se ne mette circa un terzo del peso della ricotta, io ne metto meno per la maledetta dieta) nella ricotta di pecora ben scolata, mescolando per bene. Poi ho passato la crema al setaccio fine. Questo è un passaggio obbligato per ottenere una crema vellutata, senza l'ombra di un grumo. Infine ho aggiunto del cioccolato fondente tritato. Non ho usato i canditi tagliati a pezzetti piccolissimi, ma in genere si aggiungono. Di solito è immancabile almeno un po' di zuccata a piccolissimi cubetti, cioè la zucca bianca candita che avrete sicuramente visto come decorazione della cassata siciliana.
Ho messo nella ciotola della crema la cuccìa bollita che mi ha preparato la mamma , dopo averla fatta sgocciolare a lungo in un colapasta, e ho amalgamato bene. Ho disposto il tutto nel piatto da portata e ho completato con cioccolato tritato e cannella in polvere.


Notare la ciotola very very vintage in cui ho servito la cuccìa. Fa parte di un antico servizio da macedonia che è un vero e proprio cimelio di famiglia. Miracolosamente integro nonostante la veneranda età.
Che ci volete fare, ogni tanto mi piace tirar fuori qualche ricordo delle nonne o delle bisnonne. Sono piccole, povere cose, nulla di prezioso in verità, che però sono state conservate con cura e che mi fanno sentire ancora vicine quelle figure dolci ,preziose, loro sì, che hanno lasciato un segno indelebile dentro di me. Oggi per esempio mi è capitato di pensare alla mia nonna materna che ho perduto quando avevo solo sette anni e che per Santa Lucia comprava sempre i fichi secchi e le noci. Poi sgusciava le noci e metteva mezzo gheriglio all'interno del fico secco chiudendolo a mo' di sandwich. Quanto mi piacevano! Eravamo felici con poco noi bambini di una volta. Oggi i miei figli farebbero una smorfiaccia al solo sentirli nominare i fichi secchi. Ah ah!

lunedì 5 aprile 2010

Felice Pasquetta a tutte!

Auguro a tutte di trascorrere una felice Pasquetta! Riposiamoci in serenità con le persone più care e ricarichiamoci in vista di nuove fatiche (si fa per dire..) creative.


Approfitto per mostrarvi una versione particolarmente carina delle colombine siciliane, dei biscotti di pasta frolla ricoperti di glassa di cui esistono sia la versione semplice che la versione con l'uovo, decorati solitamente con confettini colorati.


Questi, che mi sono stati gentilmente offerti, sono invece dipinti in modo così grazioso e delicato che sembra un peccato mangiarli!



Questo è invece il gregge di pecore e agnellini che ho realizzato quest'anno. La decorazione lascia un po' a desiderare, lo so. Il mal di schiena non mi ha permesso di fare di meglio, ma per me non è Pasqua se non mi metto a produrre pecore e pecorelle! Poi le regalo a destra e a manca naturalmente!



Potete trovare la ricetta per realizzare le pecorelle di pasta di mandorle in questo mio post.
Un'ottima ricetta per realizzare le colombine la trovate invece sul blog Mamanluisa in questo post. Grazie Serafina!
A presto!

venerdì 19 marzo 2010

Buona Festa del papà!


Anche se è un po' tardi voglio fare gli auguri a tutti i papà, naturalmente ad iniziare dal mio!

E buon onomastico a tutti coloro che portano il nome di questo santo, protettore degli artigiani, quindi un po' anche di tutte quante noi, un po' artiste e molto artigiane, che con passione creiamo con le nostre mani ciò che la fantasia ci suggerisce. Perciò...è un po' anche la nostra festa, no?

Buona scusa per mangiare i buoni piatti tradizionali. Qui in Sicilia non si scappa: si deve mangiare la pasta con le sarde e finire il pranzo o la cena con le meravigliose "sfince". Se qualcuna di voi volesse cimentarsi può trovare la ricetta in questo mio post dell'anno scorso. La ricetta è un po' laboriosa, ma è del mio papà, grande maestro pasticciere, quindi...fidatevi!

lunedì 2 novembre 2009

Frutta Martorana

Noooo! Non potevo lasciar passare il giorno della Commemorazione dei defunti senza parlarvi dei frutti di pasta reale che in Sicilia si chiamano Frutta Martorana. Il nome viene dalla famosa chiesa della Martorana a Palermo. Le suore del vicino convento per prime, tanti anni fa, ebbero l'idea di modellare e decorare dei frutti di pasta reale perché una regina doveva andare in visita al loro convento. Era inverno e il loro giardino era spoglio e privo di frutti. Si dice che dopo aver modellato e dipinto i frutti li abbiano usati per addobbare il giardino e per offrirli poi alla regina.


L'idea fu così apprezzata che le suore continuarono a realizzarli tutti gli anni e da allora a Palermo é tradizione regalare la Frutta Martorana ai bambini facendola trovare la mattina del due novembre sotto i loro lettini, ben accomodata dentro cestini di vimini (i cosiddetti "panareddi") insieme ai "pupi di zucchero" (statuine di pasta di zucchero tutte dipinte e decorate con piumette e lustrini ,che rappresentavano dame e cavalieri) e a qualche giocattolo. Si spiegava loro che erano i cari defunti ad averglieli regalati. Era, e per qualche famiglia tradizionalista come la mia, è ancora un modo delicato per inculcare nei bimbi il culto dei morti. E una volta in Sicilia era questa l'unica festa che da bambini si aspettava per ricevere regali. Non era nelle nostre tradizioni fare regali a Natale, ma solo per "i Morti". Che peccato mandare alle ortiche queste belle tradizioni per preferire le orribili caricature della festa di Halloween che a ben vedere nulla hanno a che fare nè con la vera festa americana di origine celtica, nè tantomeno con la nostra cultura popolare.


Questa è la Frutta Martorana che io ho realizzato l'anno scorso (quest'anno proprio non ho potuto) per i bambini di famiglia e...non solo per loro! E' così buona!!!




Vengono realizzati con degli stampi in gesso, oppure modellati a mano. Io ho usato sia l'una che l'altra tecnica. Di stampi se ne trovano in quantità, perfino con i soggetti più strani. Poi , dopo aver fatto asciugare bene i frutti per due o tre giorni, si decorano con i coloranti alimentari e qualche particolare in carta, tipo piccioli, foglie, gambi. Infine si lucidano con la gomma arabica. Io non li ho lucidati, ma vi assicuro che sono spariti lo stesso in un battibaleno!
La ricetta della pasta reale è la stessa che ho pubblicato nel post del 13 aprile scorso, in cui ho parlato delle pecorelle pasquali. Cercatela nell'archivio se siete golosi e volete cimentarvi!

lunedì 13 aprile 2009

Dolci pasquali siciliani

I più famosi dolci pasquali tradizionali siciliani sono le pecorelle di pasta reale, la cassata e i "pupi cull'ova".

Io amo molto le tradizioni della mia terra e mi piace tenerle sempre vive e così vorrei che continuassero a fare i miei figli.
Anche quest'anno perciò ho trascorso la vigilia di Pasqua preparando un "gregge" di pecore e agnellini di pasta reale! Avrei voluto preparare anche i pupi, ma non mi è bastato il tempo, perché le pecorelle sono abbastanza impegnative da fare, anche se il procedimento non è difficile.

Non sono molto brava a decorarle, ma vi assicuro che il sapore è buonissimo, di gran lunga migliore rispetto a quelle che si acquistano in pasticceria. E poi vuoi mettere la soddisfazione di prepararle e poi regalarle ai piccoli della famiglia e pure a quelli del vicinato !


La ricetta della pasta reale tutto sommato è semplice. Eccola.
Ingredienti
1 kg di farina di mandorle
1 kg di zucchero
1/4 di litro di acqua
una bustina di vanillina
Per decorare: coloranti alimentari in polvere e un po' di liquore per diluirli

**************************

Mettere a bollire l'acqua con lo zucchero. Far bollire lo sciroppo fino a quando, prendendone una goccia fra i polpastrelli di indice e pollice e facendo un movimento "apri e chiudi", non si forma un filo che non si spezzi subito (spero di essere stata chiara).
A questo punto versate la farina di mandorle e la vanillina nel tegame e mescolate con un cucchiaio di legno, facendo sì che tutta la farina venga ben assorbita dallo sciroppo. Lasciare asciugare un po' a fuoco lento mescolando energicamente per evitare che si attacchi.
Quando l'impasto avrà raggiunto una buona compattezza spegnere il fuoco e lasciar freddare un po'. Poi versarlo su un piano, preferibilmente di marmo e spianarlo per farlo ulteriormente raffreddare. Mescolarlo ogni tanto con il cucchiaio di legno e, appena si sarà intiepidito, impastarlo con le mani per dargli la giusta compattezza. (A questo punto in pasticceria l'impasto viene raffinato con dei rulli. Chi la possiede può farlo utilizzando la macchina per la pasta. Il risultato comunque è accettabile anche saltando questa fase)
Lasciar riposare la pasta reale avvolta in pellicola anche per 24 ore. Poi , utilizzando gli appositi stampi in gesso leggermente spolverizzati di zucchero a velo, ricavare le pecorelle. Si estraggono subito facendo molta attenzione. Lasciare asciugare per qualche ora e passare alla fase della decorazione con pennelli e coloranti alimentari disciolti in piccole quantità in un po' di liquore. Le pecorelle poi si adagiano nei loro vassoietti a forma di cestini e si completano con le bandierine e i nastrini rossi, che simboleggiano la resurrezione dell'Agnello. Si aggiungono infine un po' di elementi di contorno tipo fiori di ostia, ovetti di cioccolato, ecc...
Un consiglio: per attaccare i nastrini alle teste si usa una piccola quantità di impasto ottenuto con farina e poca acqua.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Poteva passare una Pasqua senza "pupi cull'ova"? Nooooooooooo!
Oggi una delle persone invitate a pranzo dai miei genitori ne ha portati un bel po', naturalmente fatti in casa. Ed eccoli qua!

Sono biscotti di pasta frolla con un uovo accomodato sopra che viene poi fermato con cordoncini di pasta. In cottura l'uovo si rassoda. Il tutto viene poi ricoperto di glassa e confettini colorati, i cosiddetti diavolicchi. .
Si possono preparare nelle forme più varie: bamboline (da qui il nome "pupi"), colombe, cestini, ecc...
Troverete una ricetta più particolareggiata da Mamanluisa, anche lei sicula doc, e anche qui su cookaround. Quest'ultima ricetta comprende anche quella della glassa reale, preparata con albumi e zucchero.
Sereno Lunedì dell'Angelo a tutti!


AGGIORNAMENTO - 1 APRILE 2015:


Oggi ho provato a fare della pasta reale con meno zucchero rispetto alla ricetta originale. Siccome quest'anno  me ne serviva meno, ho usato anche 800 g di farina di mandorle, 650 g. di zucchero e  2 bustine di vanillina. Ovviamente ho ridotto in proporzione anche l'acqua per lo sciroppo. Ne ho usata 170 g. Il risultato mi sembra eccellente. 

Ormai a casa mia ridurre lo zucchero in tutte le ricette è un imperativo categorico. Lo zucchero, come il sale, è una sostanza cui ci si abitua. E siccome abusare di zucchero e sale non è affatto salutare, conviene abituarsi piano piano a ridurne la quantità nei nostri cibi. Vedrete che a poco a poco, cambieranno anche i nostri gusti, fino a non sopportare più i sapori troppo dolci o troppo salati. A tutto vantaggio della salute. 

giovedì 19 marzo 2009

dolci tipici di San Giuseppe: sfince e sfinciteddi.

Oggi, tornando dal lavoro, ho avuto la sorpresa di trovare questo bel vassoio di "sfinciteddi", dolci fritti tipici siciliani che si preparano nel giorno di San Giuseppe. A proposito auguri a tutti i Giuseppe e a tutti i papà!








L'abilissima cuoca che le ha preparate è mia suocera, dalla quale da una vita cerco di farmi insegnare la ricetta, ma mi sento rispondere sempre allo stesso modo: "Le faccio a occhio." Non si riesce a tirarle fuori una parola di più. La prossima volta andrò a spiarla mentre le prepara e vi farò sapere. Questa è la versione più semplice di queste frittelle, fatte di semplice pasta fritta e alla fine passate nello zucchero semolato misto a cannella. Ne esiste una seconda versione con ripieno di ricotta non zuccherata. Semplicemente fantastiche!


Ma le vere, golosissime sfince sono queste:




La foto non è mia. L'ho cercata su Google. Ma io vi do la ricetta per ottenerle proprio uguali!
Me l'ha insegnata mio padre, maestro pasticcere da una vita (Auguri papà!).

Ingredienti:
500 g di farina 00
mezzo litro di acqua
200 g di strutto (spesso io uso il burro e il risultato è addirittura migliore)
15 uova da 50 g (se le uova sono più grandi ridurle a 12)
un pizzico di bicarbonato
Per friggere: 50% di olio di semi e 50% di strutto (ma se usate solo olio va bene lo stesso)
Per la crema:
1 kg di ricotta di ottima qualità ben scolata dal siero
500 g di zucchero semolato (regolatevi a gusto, io ne uso molto meno)
gocce di cioccolato (facoltative, ma io le metto sempre perché sono cioccodipendente)
ATTENZIONE: se preparate l' impasto con le dosi che vi ho indicato otterrete circa una trentina di sfince (dipende dalla grandezza) Abbondate nel preparare la crema. Se le volete decorarle tutte in una volta va bene una doppia dose. Potete anche prepararle in anticipo e decorarle in un secondo momento.
Per decorare:
scorze d'arancia candite
Pistacchi tritati
ciliegie candite


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Mettere l'acqua e lo strutto in un tegame e portare a bollore. Appena bolle versare la farina nel tegame tutta in una volta e mescolare energicamente con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un impasto omogeneo. A questo punto si aggiunge un pizzico di bicarbonato all'impasto che servirà a rendere le sfince più morbide.
Togliere il tegame dal fuoco e, senza lasciar raffreddare il composto, cominciare a incorporare le uova, una o due alla volta, senza aggiungerne altre se non si sono ben amalgamate le precedenti. Dopo aver incorporato tutte le uova l'impasto sarà morbido e si attaccherà al cucchiaio di legno.
Far scaldare abbondante olio insieme allo strutto in una padella profonda, finché comincerà a fumare lievemente. Formare con un cucchiaio delle palline della grandezza di una grossa noce e friggerle, poche per volta, finché non sono dorate. A questo punto, si deve fare un'operazione indispensabile che è un vero trucco da prestigiatori: con una paletta di legno, dare due o tre colpetti ad ogni sfincia finché ognuna di esse non si sia aperta e gonfiata. Man mano che sono pronte, porre tutte le sfince ad asciugare su carta da cucina.
Precedentemente preparare la crema di ricotta mescolando quest'ultima con lo zucchero e passandola poi attraverso un setaccio per renderla fine e vellutata. Volendo aggiungere gocce di cioccolato fondente.
Infine coprire la parte superiore delle sfince con la crema e guarnire a piacere con scorza di arancia candita, pistacchi tritati e una ciliegia candita. Alcune pasticcerie, la preferita di mio marito per esempio, riempiono di crema con la sac à poche (tasca o siringa da pasticciere) anche l''interno delle sfince, con buona pace del dietologo!!! (Consiglio: se non possedete la sacca da pasticcere potete praticare un buchetto nella parte superiore della sfincia e riempirla con un cucchiaino. In questo caso prevedere che occorrerà ancora più crema).